lunedì 15 giugno 2015

Razzismo?... no! ...mai!!






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TRATTATO DI DUBLINO

“il trattato prevede che i richiedenti asilo devono risiedere nel Paese Ue di ingresso: "Quando in Francia arrivano migranti che sono transitati e sono stati registrati in Italia, si applica il diritto comunitario e devono essere restituiti all’Italia", ha aggiunto, "Non hanno il diritto di passare e devono essere gestiti dall’Italia. Questo va fatto per garantire l’accoglienza di quanti sono rifugiati. Ci deve essere una politica di fermezza". E ancora: "Dall’inizio dell’anno abbiamo avuto circa 8mila passaggi e abbiamo fatto riammettere in Italia circa 6mila migranti. Non devono passare, è l’Italia che deve farsene carico. Bisogna rispettare le regole di Schengen".

Questo è quanto ha dichiarato il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/francia-allitalia-rispetti-trattato-dublino-alfano-cambiare-1140751.html

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Dunque, al solito, l’Italia fa finta di non conoscere quanto ratificato in un trattato internazionale o, peggio, usa strumentalmente una situazione di emergenza umanitaria per apparire come paladina dei poveri migranti salvo poi attirare fondi europei da spartire nei soliti ed ormai tristemente noti rivoli e rivoletti.



Al di là delle beghe politiche italo-europee, vorrei riflettere sul fenomeno migranti.

Fenomeno peraltro, storicamente connaturato allo sviluppo della civiltà e che ha assunto rilevanza “penale” solo con l’invenzione ed il consolidarsi delle frontiere, che diamo per scontato ma che dimentichiamo essere un’invenzione puramente umana e presupposto indispensabile per ogni guerra che si rispetti.

Ad ogni modo noi europei, noi ex-potenze coloniali (chi più e chi meno), abbiamo un grosso debito storico nei confronti delle regioni di provenienza degli attuali flussi migratori: siamo stati noi per primi ad andare nelle loro terre, senza chiedere il loro permesso, traendo materie prime e tutto ciò che a noi serviva, calpestando le loro culture ed imponendo la nostra. Li abbiamo colonizzati, distruggendo i loro equilibri sociali ed economici, li abbiamo considerati inferiori e schiavizzati, abbiamo commesso su di loro ogni genere di crimine immaginabile, restando per lo più impuniti.



Colonialismo italiano - 1939







https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_colonialismo_in_Africa"I capi delle popolazioni indigene spesso accettavano spontaneamente di firmare i "trattati" con cui cedevano la loro sovranità alle potenze europee, non rendendosi conto di cosa stavano facendo o di quale sarebbe stata la portata dell'occupazione colonialista. Quando le gravi conseguenze si fecero sentire, i vari popoli spesso si ribellarono, ma non riuscirono a contrastare gli europei che portavano con sé armi ed equipaggiamento moderno."
" Il giornalista americano Adam Hochschild, autore del bestseller storico King Leopold's Ghost (Gli spettri del Congo), ritiene che 10.000.000 di congolesi siano morti negli anni in cui il paese era sottoposto al dominio personale di Leopoldo II.

Lo stesso modello di sfruttamento venne riprodotto nel vicino Congo francese (attuale Repubblica del Congo), con conseguenze drammaticamente analoghe. L'esploratore Pietro Savorgnan De Brazzà, mandato ad investigare nel 1905, dopo che alcuni omicidi efferati commessi dai funzionari bianchi avevano turbato l'opinione pubblica, iniziò la stesura di un severo rapporto ma morì prima di portarlo a termine. Lo scrittore André Gide, che visitò il Congo venti anni dopo, riferì che poco era cambiato nella situazione del paese.

Le atrocità nell'Africa sudoccidentale tedesca riguardarono invece gli Herero, una popolazione di pastori di lingua bantù che oggi conta circa 120.000 persone. Nel 1904 gli Herero si ribellarono alla colonizzazione e massacrarono duecento coloni tedeschi. La risposta del generale Lothar von Trotha condusse al primo genocidio del XX secolo. Von Throta emise un "ordine di annientamento" che recitava "Qualsiasi Herero che si trovi entro le frontiere tedesche, armato o no, in possesso di bestiame o senza, sarà abbattuto". Gli Herero furono deportati in massa nel deserto di Omaheke dove morirono di fame e di sete in seguito all'avvelenamento dei pozzi da parte delle truppe tedesche. Si calcola che le vittime siano state 65 000 Herero (80% della popolazione totale)."


Il colonialismo politico è terminato ma non quello economico. Molti popoli hanno visto la fine del colonialismo ma non l’inizio del benessere e lo sfruttamento di preziose risorse naturali continua nelle mani delle multinazionali e grazie alla collaborazione di governi corrotti. I conflitti locali sono un prezioso mercato per i venditori di armi. 

Mappa del colonialismo internazionale


Miseria, fame, ignoranza, violenza, malattie sono il contesto abituale nel quale vivono milioni di persone, milioni di esseri umani come noi. Come noi, e più di noi, desiderano migliorare le proprie vite, acquisire diritti, avere possibilità, poter pensare ad un futuro migliore per i loro figli, ed è per questo che sono disposti a rischiare le loro vite ponendole nelle mani di chi offre loro il sogno di approdare in Europa.

Personalmente, ho conosciuto molti immigrati e di nessuno posso dire di aver avuto una cattiva impressione. Nessuno di loro riesco ad accostarlo, nemmeno lontanamente, con coloro che commettono efferati delitti per un nonnulla, o che turbano in alcun modo il nostro ordine pubblico. Non posso dire la stessa cosa per molti italiani “purosangue” che pure conosco.


Migranti italiani in America

Ora viviamo in un mondo globalizzato, dove merci, denaro ed informazioni viaggiano in lungo ed in largo con una facilità mai vista prima, ma non vogliamo che lo stesso accada per le persone. Vogliamo poter controllare le persone, limitare i loro spostamenti, filtrarle in base al loro status sociale. Vogliamo che il povero resti povero lì dov’è, che smetta di sognare, che non venga a turbare la nostra “pace sociale”. Anzi, magari potremmo riprendere la vecchia usanza di mandare i nostri diseredati e delinquenti in giro per il mondo a popolare terre lontane, così come facevano Spagna, Regno Unito, Francia.

L’immigrazione è divenuto un importante fenomeno, in grado di cambiare velocemente il contesto sociale europeo. Se vogliamo garantire alla nostra società un livello accettabile di civile convivenza, bisognerà fare in modo che le differenze di razza, cultura e religione siano percepite come assolutamente accidentali e non caratterizzanti tipologie etniche, o peggio, determinate tipologie criminose.



Il quartiere di Spalen a Basilea è diventato negli ultimi anni una vera colonia di operai transalpini. La sera soprattutto queste strade hanno un vero profumo di terrore transalpino. Gli abitanti si intasano, cucinano e mangiano pressoché in comune in una saletta rivoltante. Ma quello che è più grave è che alcuni gruppi di italiani si assembrano in certi posti dove intralciano la circolazione e occasionalmente danno vita a risse che spesso finiscono a coltellate».
(Da “La Suisse”, Ginevra, 17 agosto 1898).

«Si suppone che l’Italiano sia un grande criminale. È un grande criminale. L’Italia è prima in Europa con i suoi crimini violenti. (…) Il criminale italiano è una persona tesa, eccitabile, è di temperamento agitato quando è sobrio e ubriaco furioso dopo un paio di bicchieri. Quando è ubriaco arriva lo stiletto. (…) Di regola, i criminali italiani non sono ladri o rapinatori - sono accoltellatori e assassini».
(Dal “New York Times”, 14 maggio 1909).


«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro».
(Da una relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Usa, ottobre
 1912). 


Insomma, quando la smetteremo di classificare gli autori dei crimini in base alla supposta etnia di appartenenza, come se il gene del male fosse esclusiva di una sola razza? Come se la razza italica fosse composta solo di navigatori, santi ed eroi?

Marino de Liguori